Semel:il numero 1 in Italia

Il nostro giornalino, come sempre, quest’anno ha dimostrato a tutti la sua capacità di rinnovarsi continuando però a svolgere le sue preziose funzioni di informazione e riflessione. Sono queste le ragioni per le quali siamo stati tra i vincitori del concorso “Giornalista per un giorno 2016” organizzato dall’associazione AlboScuole con il Patrocinio del Presidente della Repubblica. È solamente da un anno, infatti, che è partito Semel in versione online e già gli sforzi ci sono riconosciuti: fra le numerose categorie in cui consiste l’onorificenza siamo stati premiati proprio in quella dedicata ai giornalini sul web. Continua a leggere Semel:il numero 1 in Italia

Il y a encore besoin de Charlie

Il y a un an, jour pour jour, a eu lieu un attentat qui a changé notre façon de penser; il nous semble que c’était hier! Le 7 janvier 2015 en fait deux hommes armés ont attaqué la rédaction d’un journal satyrique célèbre dans le monde entier pour ses vignettes blasphématoires: Charlie Hebdo. Douze les morts, onze les blessés. Parmi les victimes de cet acte de terrorisme Stéphane Charbonnier (surnommé Charb), le directeur, et cinq autres dessinateurs qui travaillaient à la rédaction de Charlie Hebdo. Les auteurs de l’attentat sont deux terroristes de Daesh qui ont eté déclaré musulmans: ils se considéraient offensés par les vignettes du périodique sur Mahomet. En verité nous savons que l’islam n’est pas cela: aucune réligion ordonne de tuer des personnes qui veulent uniquement faire rire et faire refléchir sur le comportement ridicule de certains religieux! Deux jours après les événements les deux frères Kouachi, les responsables de l’attentat, ont eté arrêtés et tués près de Paris par les agents de Police.

Toute l’Europe a exprimé immédiatement son soutien aux droits fondamentaux dans une démocratie: la liberté de penser et de s’exprimer. Ce sont des droits qu’on essaie de défendre toutes les fois qu’on écrit.

C’est triste: nous nous rendons compte de cela seulment quand des terroristes viennent tout près de chez nous. Nous n’avons jamais parlé de la situation en Syrie, en Iraq, à Gaza, à Kobane, en l’Afrique du Nord avant que Daesh nous aient attaqués. Mais mantenaint, nous n’avons plus d’excuses. Ces attaques (on l’espère!) ne seront pas seulment des slogans politiques que les partis d’extrême droite utiliseront pour nous effrayer et pour bloquer injustement l’immigration. D’après nous, au contraire, ces attaques seront l’occasion pour prendre conscience et crier nos idéaux de paix: LIBERTÉ, ÉGALITÉ, FRATERNITÉ.

Simone F.

L’uguaglianza in Bangladesh: Swapon e il suo sogno

L’incontro con Swapon (parola che in bengalese significa “sogno”: un nome, una garanzia), un virtuoso cittadino del Bangladesh ribattezzato Lino, avvenuto il 19 Ottobre scorso è stato particolarmente significativo. Egli, insieme alla nostra concittadina Silvia Rovelli, ci ha parlato dell’associazione “Dalit”.
La bandiera del Bangladesh, che rappresenta col verde la natura e col rosso il sangue e la passione dei patrioti
Questa è un’organizzazione non governativa nata nel 1999 e volta a supportare la casta dei Dalit bengalesi, i cosiddetti “intoccabili” o “fuori casta”: infatti l’organizzazione sociale bengalese è da secoli strutturata sull’appartenenza di casta propria della religione induista, che è effettiva dalla nascita e non si può modificare durante il corso della vita; questa differenza di ceto comporta anche diverse abitudini, comportamenti, norme sociali, paghe, condizioni di vita… Le caste principali sono (in ordine d’importanza secondo la società) quella dei sacerdoti, quella dei guerrieri, quella dei commercianti, quella degli artigiani ed infine quella degli intoccabili, in indiano Parìa ed in bengalese, appunto, Dalit.
Essi vivono in condizioni nettamente inferiori rispetto alle altre caste pur facendo i lavori più umili e utili, ne sono esempi  il bracciante agricolo, il netturbino, il becchino, la donna di servizio, l’operaio tessile. Il problema principale riconosciuto è la scarsa educazione, soprattutto femminile, che permette ai potenti di tenere i Dalit pressoché schiavizzati. Essi infatti senza istruzione non riescono ad accedere ai servizi primari fra cui il diritto al cibo e alla salute e a chiedere dignità a chi li opprime. Quindi devono sopportare una costante malnutrizione, forti abusi su donne e bambini (ad esempio i frequenti matrimoni precoci, che secondo la legge possono avvenire già dall’inizio della pubertà, a 12 anni), sfruttamento della manodopera infantile e discriminazione del genere femminile. La povertà però è dovuta in parte anche alla forte sovrappopolazione (1.119 abitanti per chilometro quadrato di media, la capitale Dhaka raggiunge i 14 milioni di persone) e alla scarsa fertilità e produzione del terreno agricolo, per questo sarebbe importante un progresso tecnologico nella coltivazione.
Lavori negli sterminati campi di riso, ancora completamente manuali
 
L’idea dell’associazione nasce perché Swapon, fin da ragazzo, si rendeva conto della situazione miserabile in cui viveva la sua comunità e dell’importanza primaria dell’istruzione per i bambini e lui alla nostra stessa età aveva già creato la prima scuola nel suo villaggio, in cui insegnava ai più giovani insieme ad alcuni coetanei. In questo suo progetto è stato aiutato da Don Lupi, un sacerdote che viveva nei pressi della sua abitazione e che l’ha spinto a convertirsi dall’Induismo al Cattolicesimo, prima di trasferirsi in Italia. Dopo aver girato quasi tutta la nostra penisola,  ora vive a Voghera, dove porta avanti quest’associazione con il supporto dell’Associazione Centro Orientamento Educativo di cui fa parte la sua aiutante vogherese Silvia (http://www.coeweb.org/ ).
Il progetto, poco aiutato se non addirittura osteggiato dal Governo Centrale Bengalese, supporta circa 8000 famiglie di alcuni distretti meridionali del Paese. I cooperanti intervengono a cercare di ridurre la discriminazione dei “fuori casta” sensibilizzando sia i nobili che gli stessi Dalit, per avvicinare i punti di vista completamente differenti e per rendere consapevoli gli “intoccabili” della loro situazione in modo che possano migliorarla, ovviamente attraverso l’istruzione. Inoltre promuovono le tradizioni artigianali locali contro la tendenza a lavorare nelle monoculture per i contadini o nelle industrie tessili per gli operai urbani. In caso di disastri naturali (abbastanza frequenti in quella zona che, oltre ad affacciarsi su un mare turbolento e ventoso come l’Oceano Indiano, si trova sulla faglia tra la placca tettonica indiana e quella asiatica) come il catastrofico terremoto e maremoto del 2004 aiutano i villaggi in difficoltà a rimettersi in piedi.
L’associazione è contattabile tramite il sito http://dalitbd.org/ e il nostro istituto si sta organizzando per donare qualcosa di utile alla loro scuola per Dalit.
Chi lo desidera contatti la professoressa Bruna Inglese per maggiori informazioni. Aspettiamo anche il vostro contributo!!
Simone F. Elena B.

Cinema o teatro?

Cosa pensa la nostra scuola del teatro?

Abbiamo fatto quattro domande a tutti i nostri compagni delle medie e delle quinte elementari per constatare la situazione di gradimento del teatro fra i giovani. Abbiamo posto, per alzata di mano, le questioni seguenti:

teatroSenzanomeGRAFICI 1Senzanome

Le risposte affermative sono  rappresentae dall’azzurro (1) e quelle negative dall’arancione (2). Chiedendo se vanno regolarmente a teatro s’intende almeno due volte l’anno e l’indagine ha avuto un campione totale di cinquecentoventicinque.

Come si può tristemente notare, meno di un terzo considera il teatro una forma d’arte degna di nota, ed ancora una più esigua percentuale assiste agli spettacoli regolarmente. Questo forse anche per il costo che hanno ormai le rappresentazioni in questo periodo di crisi nel quale si taglia prima di tutto sulla cultura. Dal fatto che invece molti vi siano andati almeno una volta si evince il ruolo fondamentale della scuola: grazie ad essa la maggior parte dei ragazzi ha avuto occasioni del genere ma non più di una volta all’anno e con risorse limitate. Infine non sarà purtroppo una sorpresa constatare che il cinema è di gran lunga preferito rispetto al teatro, che oggi è considerato “non di moda”, una forma d’arte “lontana” dai bisogni e dalle passioni dei ragazzi e riservata ai pochi che se lo possono permettere. Il nostro scopo è dunque sempre quello di promuovere questa grande possibilità di espressione di se stessi e della società circostante, di apprendimento e, perché no, di svago.

Luca M. Simone F. Lorenzo S.Vincenzo M. Elena B.

COMMEMORIAMO LA GUERRA PER IMPLORARE LA PACE

 

Il 20 maggio si è tenuta una manifestazione per commemorare la Grande guerra. L’evento patrocinato dal Comune di Voghera e dal Museo storico Beccari,è stato intitolato “Morire per fare l’Italia” e rientra tra gli appuntamenti per il centenario della prima guerra mondiale. Gli studenti hanno ricordato i caduti con canti e testi. Continua a leggere COMMEMORIAMO LA GUERRA PER IMPLORARE LA PACE